Il Bose 1801 è il finale di potenza a stato solido con cui, nel 1973, Bose decise di dimostrare che l'elettronica poteva essere severa quanto i suoi diffusori. Nasce come amplificatore stereo di potenza destinato a pilotare i sistemi Direct/Reflecting più affamati di corrente, a partire dalle 901 con equalizzatore attivo, ed eroga 250 watt per canale su 8 ohm e 400 watt per canale su 4 ohm con entrambi i canali pilotati. Non sono numeri di facciata: la prova strumentale pubblicata da Audio nel gennaio 1974 misurò 280 watt su 8 ohm e 470 watt su 4 ohm allo 0,5% di distorsione armonica, con il clipping simmetrico raggiunto a 625 watt.
Dietro quei valori c'è una costruzione fuori scala per l'epoca. Il trasformatore di alimentazione da 2,0 kW pesa da solo quasi 19 kg, i condensatori sono di grado computer, e lo stadio finale impiega 14 transistor di potenza al silicio per canale montati su un dissipatore che avvolge tre lati del telaio per circa 8.400 cm² di superficie radiante. La protezione è affidata a un circuito di limitazione di corrente ad azione rapida e a un cutout termico con spia dedicata, mentre un relè ritarda di circa un secondo l'entrata in servizio a piena potenza per eliminare i transitori di accensione. Il risultato è un finale stabile su qualsiasi carico, capacitivo o induttivo, che non si scompone davanti a diffusori a bassa sensibilità, pannelli elettrostatici o sistemi a impedenza irregolare.
Il frontale racconta la stessa filosofia. A sinistra una barra di sette indicatori LED per canale, tarata da -12 a +24 dB riferiti a 1 watt su 4 ohm e completata da quattro LED di clipping a risposta praticamente istantanea; a destra due VU meter a costante di tempo lunga, calibrati per leggere la potenza integrata. Cinque manopole governano interruttore di rete con selettore del display (LED, VU o entrambi), guadagno indipendente sui due canali, selettore d'ingresso a due posizioni e selettore diffusori. Sul retro trovano posto gli ingressi su jack, i morsetti per uso gravoso e una presa di servizio. Quanti watt serve davvero avere a disposizione, e che diffusori può pilotare un finale come questo? Con una sensibilità d'ingresso di 1,5 Vrms per la piena potenza e un'impedenza d'ingresso superiore a 50.000 ohm, il 1801 si abbina senza problemi a qualsiasi preamplificatore, vintage o moderno, e chiede solo un carico non inferiore a 4 ohm.
Oggi è un oggetto da collezione e insieme uno strumento ancora perfettamente utilizzabile: un amplificatore finale vintage per chi cerca riserva di potenza reale, controllo sui bassi e una lettura visiva del segnale che i finali contemporanei hanno quasi del tutto abbandonato.